Il “motorino ansioso”
Come l’ansia impatta sulla nostra vita – e come depotenziarla!
AUDIO:
Siamo in agosto e mi chiama una mia giovane paziente sarda. È nella casa nella quale è cresciuta assieme ai genitori, nei pressi di una spiaggia che l’ha vista fiorire anno dopo anno. Natascia (nome di fantasia) ama quel luogo … e vi torna col marito per ricaricarsi appena può farlo.
Natascia mi chiama pochi giorni fa in lacrime.
Le chiedo se è successo qualcosa che suscita in lei preoccupazione … la risposta è negativa. Mi riferisce che va tutto bene. I genitori sono ancora giovani e in salute, con il marito va che è una meraviglia, il loro giovane figlio sguazzetta nel bagnasciuga facendo castelli di sabbia assieme agli amichetti.
Va tutto bene ma … nella testa di Natascia si avvicendano numerose paure
La paura ricorrente è quella che i genitori possano morire. Si immagina la voragine che mamma e babbo (papà per i non toscani) lasceranno nella sua vita e le conseguenze disastrose sul suo umore. Il problema successivo (nella sua testa) coinvolgerà il marito che, stanco di vederla depressa, si legherà in un rapporto (inizialmente clandestino) con un’altra ragazza più bella e giovane di lei.
Nel giro di pochi istanti, nella testa della nostra Natascia, le sue certezze vengono spazzate via per sempre.
Non ci sono i sentori di un qualsivoglia problema oggettivo, ma nella sua testa la mia giovane paziente ha già previsto tutto. Le giornate al mare si avvicendano fra un mojto ed una partita di biglie sulla spiaggia, ma questi problemi ronzano nella testa di Natascia come una presenza costante, dalla quale non è facile liberarsi.
Mettiamoci nei panni di una persona che potrebbe tranquillamente rilassarsi in famiglia (godendosi le placide giornate di mare) ma che a causa di pensieri fastidiosi e intrusivi si gode solo al 50% le onde cristalline della spiaggia sotto casa.
Nella migliore delle ipotesi ciò che emerge è uno stato di frustrazione, nel peggiore ci si incazza!
Chi non ha un tratto ansioso fatica a capire questa dinamica liquidandola come uno stupido dispendio di energie che mina la qualità della vita. Dubito tuttavia che sarebbero molti gli ansiosi che sceglierebbero di restare ansiosi.
L’ansia non è una scelta!
Certo, possiamo decidere di lavorarci sopra. L’ansia eccessiva tuttavia nel momento in cui viene sperimentata non è un fenomeno che possiamo spegnere come se esistesse un interruttore!
Basandomi su questo vissuto portatomi da Natascia mi è venuto in mente il concetto di “motorino ansioso”. Potremmo definire “motorino ansioso” quella parte del cervello che attivandosi (a prescindere dalla nostra volontà) ci proietta nel cervello gli scenari degni di un disaster movie del calibro di “La guerra dei mondi” o “Independence Day”.
Non è significativo che questi scenari siano verosimili o meno, l’ansia non è razionale e si attiva indipendentemente dalla ragione.
Cosa NON serve ad un soggetto ansioso?
- Che qualcuno minimizzi le cause della sua ansia dicendo che è inverosimile
- Farlo sentire stupido o fifone perché si sente in ansia
- Ridiamoci sopra! Ahahahah!
- Farlo sentire un povero rincoglionito sfigato agendo commiserazione nei suoi confronti
Sfatati quindi questi falsi miti. Cosa possiamo fare?
Sul momento risulta importante ascoltare la persona che ci porta le sue ansie. Evitiamo quindi lo sguardo commiserante e paternalistico in pieno stile “megadirettore galattico” che si relaziona con il povero Fantozzi. Per un ansioso generalmente non è facile parlare di ciò che lo rende preoccupato, è quindi importante avere rispetto di queste confidenze.
Partiamo anche da un altro presupposto di base: un amico, un partner o un genitore non è dotato di poteri soprannaturali: non ci è possibile quindi guarire da un momento all’altro una persona che sperimenta ansia eccessiva. Scordiamoci paroline magiche o riflessioni in pieno stile “maestro Miyagi” che rivoluzionano il cervello in pochi istanti.
Cerchiamo piuttosto di accogliere il soggetto in ansia, in modo autentico e non giudicante. Anche i consigli su cosa fare o non fare in molti casi lasciano il tempo che trovano. È la vicinanza emotiva che in diversi casi va ad indebolire il fenomeno ansioso.
Mi ricorderò sempre quando mia moglie con fare amorevole mi prese la mano nel mezzo di una perturbazione aerea. Ero impaurito (da morire!) ma lo sguardo ed il sostegno autentico furono più efficaci di mille statistiche che mi raccontavano quanto improbabile fosse che le mie chiappe impattassero a 800Km orari contro l’oceano.
Se vogliamo essere realmente utili ad un ansioso suggeriamogli piuttosto di farsi aiutare da un psicologo serio e competente che si prenda cura di lui … e poi suggeriamogli di leggere i POST di Tortuga’s …
Ci prendono a cuore l’ansia di tutti!
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