Vengo anch’io. No, tu no.
Vengo anch’io. No, tu no.
Ma perché? Perché no!
Così recitava una canzone di qualche anno fa che ho scelto per introdurre il tema dell’ingiustizia nelle relazioni familiari dal punto di vista dei figli.
L’adolescenza in particolare è una fase della vita in cui si attraversano transizioni e “scombussolamenti” a livello biologico, psicologico e sociale che causano dei “terremoti” nella vita dei nostri figli. Durante l’adolescenza si acquisiscono alti livelli di ragionamento morale e di autonomia di giudizio, dando ai valori morali un alto significato come determinante dell’identità sociale. In questa fase si fa molta attenzione ai principi che organizzano il comportamento degli adulti di riferimento, fra cui l’esercizio della giustizia. Se pensiamo alla nostra adolescenza, ricorderemo come spesso le nostre idee e giudizi fossero netti e senza sfumature. I grigi difficilmente fanno parte della tavolozza dei colori che compongono il pensiero adolescenziale. A quell’età nei miei ricordi il senso di giustizia animava molto le discussioni con i compagni di scuola e amici e con insegnanti e genitori. Non mollavamo un colpo nel portare avanti le nostre idee! A pensarci oggi viene da sorridere, ma al tempo erano questioni dannatamente serie.
La giustizia è un elemento fondamentale nelle relazioni, legato alla percezione di stabilità e controllabilità delle situazioni. Se qualcosa ci appare giusta ci rassicura, non stimola sensazioni di diffidenza o paura. Relazioni basate sulla giustizia valorizzano gli individui con ricadute positive quanto ad autostima e autoefficacia.
Fin dall’infanzia si fa esperienza di relazioni ingiuste o giuste nei contesti sociali di riferimento. Durante le fasi dello sviluppo queste si sperimentano in famiglia e a scuola. Abbiamo relazioni verticali asimmetriche con genitori e insegnanti, orizzontali e simmetriche con fratelli, sorelle e con il gruppo dei pari. In questi contesti la socializzazione ci fa sperimentare relazioni giuste ma anche ingiuste. Pensiamo ai “no” dati senza spiegazioni al figlio che vuole fare più tardi del solito il sabato sera, al brutto voto a scuola in cui percepiamo un’ingiustizia, ai piccoli screzi con i coetanei o fratelli in cui percepiamo disparità di trattamento. Ecco come la percezione di ingiustizia è presente durante l’arco dello sviluppo intrecciandosi con le relazioni che un essere umano vive nella sua crescita.
Esistono due tipi di giustizia:
• Giustizia distributiva: è l’equità nei premi e punizioni dati ai figli e nella divisione dei compiti in famiglia. Ad esempio quando diamo premi ai nostri figli in caso di bei voti a scuola, o punizioni in caso di comportamenti sbagliati, è importante farlo seguendo il merito o il demerito senza creare disparità.
• Giustizia procedurale: è l’equità nel modo in cui vengono prese le decisioni. Riguarda la percezione relativa a dimensioni relazionali come la neutralità (essere trattati in maniera imparziale) e il riconoscimento del loro status (non sentirsi svalutati in quanto piccoli).
A volte nel faticoso ruolo di genitori, fra impegni lavorativi e scadenze familiari, ci dimentichiamo che l’impegno più grande lo abbiamo nel crescere dei figli, dotandoli degli strumenti necessari per diventare esseri umani pensanti, con spirito critico, capaci di fare scelte autonome. Spesso invece ci si rapporta con i figli in modo fortemente verticale e asimmetrico facendo pesare la disparità di ruolo, minando la loro autostima. Avere invece rispetto dell’età e della funzione di figlio, non aumentando la disparità di età e ruolo, chiedendo il loro parere e dando importanza ai loro bisogni ed emozioni, fa sentire i figli valorizzati rafforzando autostima e autoefficacia.
“Facile a dirsi!” direte… Verissimo, fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, come ci si muove si ha la sensazione di sbagliare qualcosa. È umano.
Come rapportarci con i figli quindi senza scadere nella dittatura o nel dargliele tutte vinte?
• Essere giusti con i figli: si fa quando vi è coerenza nel comportamento e una comprensione da parte del figlio dei premi e delle punizioni ricevuti. Ad esempio i figli sanno che ad ogni comportamento sbagliato o ad ogni bel voto a scuola ci saranno delle conseguenze, negative o positive, uguali per tutti. Essere giusti fa sentire i figli valorizzati aumentando la loro autostima e suscita in loro un senso di soddisfazione per l’appartenenza alla famiglia.
• Rispettare sempre il punto di vista dei figli: capisco che a volta le loro prospettive possano sembrare “strampalate” ma consideriamo che rispettare gli altrui punti di vista non significa necessariamente condividerli o farli propri! In famiglia è giusto permettere l’espressione di tutti senza sminuire o ridicolizzare gli altrui pensieri! In questo modo i nostri figli potranno imparare delle modalità di interazione basate sul rispetto delle opinioni altrui.
• Validare le emozioni e i bisogni dei figli: è importante dare spazio agli stati emotivi dei figli e ai loro bisogni. Non dare per scontate tristezza e gioia ma avere sempre il tempo per chiedere al figlio che succede e i motivi dei suoi stati d’animo con sincero interesse. Ricordiamoci inoltre che non esistono le emozioni “giuste” o “sbagliate”. Frasi del tipo: “piangere non è da maschio”, “cosa risolverai con tutte queste lacrime?”, “perché hai paura? Sei una mammoletta?”, “devi essere felice che la zia venga!” vanno a sminuire il vissuto emotivo del figlio o della figlia!
• Non dire mai dei “no” a prescindere: è importante per i nostri figli avere una motivazione che segua i “no” ricevuti dagli adulti. Ad esempio all’ennesima richiesta del figlio preadolescente di avere appena possibile il motorino. Ogni “no” dato senza spiegazione è una soppressione della propria volontà che verrà vissuta come ingiusta.
• Essere amichevoli e non amici: è importante mantenere una relazione verticale, calda e affettuosa ma ferma e decisa. I nostri figli hanno bisogno di genitori e di autorevoli esempi, non di amici in famiglia, gli amici li hanno al di fuori della famiglia. Non c’è niente di male se si parla delle proprie esperienze e dei propri vissuti in famiglia. Se però buona parte della comunicazione è occupata dalla descrizione della serata del sabato in discoteca, dall’esperienza sessuale occasionale nel parco o da un pomeriggio alla playstation nel quale non si proferisce parola alcuna … sarà molto probabile che la relazione diventi presto simmetrica perdendo la figura genitoriale di autorevolezza.
Vi invitiamo a continuare a leggere i nostri articoli relativi a questo tema e … ovviamente rimango a disposizione per ogni chiarimento!
AUTORE: Dott. Duccio Bianchi





0 commenti