LE CAPACITÀ DI ADATTAMENTO IN FAMIGLIA E NON SOLO …

PSICOLOGO FIRENZE ADATTAMENTO
Ottobre 6, 2020
Categoria: STRESS

Un giorno una rana fu messa in un pentolone pieno di acqua fredda sul fuoco acceso. La rana iniziò pacificamente a nuotare, man mano che l’acqua diventava tiepida la sensazione era anche piacevole e di benessere, nel frattempo la rana nuotava, si immergeva, tornava in superficie. Passava intanto il tempo e la temperatura iniziava a diventare sempre più calda, la rana iniziava ad essere stanca fino a che la temperatura non era effettivamente troppo calda. La rana esausta non riusciva più a nuotare per rimanere a galla opponendo resistenza ad una situazione diventata disagevole… e con il passare del tempo.. morì bollita.

Cosa sarebbe successo se la rana fosse stata messa nel pentolone direttamente a 50 gradi? Molto probabilmente con un balzo sarebbe schizzata immediatamente fuori dall’acqua, in questo caso non era stato possibile perché tutte le energie erano state consumate cercando di resistere alla situazione che inizialmente era piacevole.

Perché la rana è morta? Tecnicamente per la temperatura troppo alta, ma in realtà ciò che l’ha uccisa è stato l’adattarsi ad una situazione eccessivamente stressante.

Questo esempio, noto come “principio della rana bollita” ci insegna che l’adattamento, benché funzionale in molte situazioni e sicuramente indice di capacità di far fronte alle problematiche dell’ambiente, se non ci fa vedere i problemi che si presentano può essere spesso altamente disfunzionale.

Ma la capacità di adattamento è qualcosa che ci viene insegnato fin da bambini “devi saperti adattare” è una frase che spesso risuonava fin dalla nostra infanzia quando siamo passati non troppo felici dalla scuola elementare alle medie, quando abbiamo dovuto cambiare casa casa per il trasloco dei nostri genitori, quando per motivi economici non è stata possibile la vacanza al mare dove siamo soliti andare ogni anno. Gli esempi di situazioni in cui ci sentiamo dire dell’obbligo di adattarci ad una situazione non troppo piacevole o a cambiamenti non programmati sono infiniti.

Pensiamo a quante volte ci adattiamo a situazioni spiacevoli o logoranti per paura del cambiamento o per paura di una realtà ignota.

Ad esempio alle situazioni in cui siamo in un matrimonio o in una relazione ormai logora e stantia, e continuiamo per forza di inerzia pensando al benessere dei figli o solo perché “abbiamo comprato una casa insieme e poi “in fondo male non si sta”. Pensiamo alle situazioni lavorative in cui abbiamo un posto di lavoro sicuro con un buono stipendio ma che non ci soddisfa in quanto non aderente alle nostre aspettative o al nostro titolo di studio. Pensiamo al ragazzo che sceglie un corso di studi per far felici i genitori ma che non risponde alle sue attitudini o interessi professionali.

Pensiamo a tutte quelle situazioni in cui ci adattiamo ad una situazione potenzialmente scomoda per motivi esterni (far felici i genitori, non stare da soli, non dover rimettere tutto in discussione ecc). Tutte queste situazioni sono potenzialmente dannose in quanto aumentano il nostro stress negativo e ci costringono ad una continua resistenza ad una situazione scomoda non dandoci mai o quasi mai la possibilità di sperimentare situazioni di piacere, benessere e soddisfazione anche se nuove e ignote.

Perché ci adattiamo? L’adattamento è la risposta più semplice da dare agli eventi. Ci rassicura, è una risposta semplice, ci permette di incastrare noi stessi cambiando una parte di noi perché partiamo dal presupposto che cambiare il contesto sia troppo difficile.

Ma che succede adattandoci? Nella migliore delle ipotesi tutto rimane come è, semplicemente siamo destinati ad una relazione infelice, ad un lavoro non appagante, ad un corso di studi che non ci appassiona con possibili risultati come frequenti litigi, scarsa performance lavorativa, voti non eccellenti e possibilità di finire fuori corso.

E nella peggiore delle ipotesi? Possiamo avere episodi di stress negativo con conseguente, a lungo andare, accumulo ed esaurimento che può portarci con il tempo a problematiche fisiche e psicologiche da non sottovalutare.

Come fare per non adattarci o capire che ci stiamo adattando ad una situazione negativa?

  • Guardarsi sempre dentro. Pensare a cosa ci fa davvero stare bene e se la situazione che stiamo vivendo corrisponde ai nostri desideri. Voglio davvero fare questo? E’ ciò che corrisponde ai miei desideri o è ciò che corrisponde ai desideri di altre persone? Non è mai troppo tardi per cambiare, per avere una nuova relazione, un nuovo lavoro, intraprendere un nuovo corso di studi. Non autosabotiamoci.
  • Razionalizzare la situazione. Cercare in modo lucido e razionale di pensare alla situazione che stiamo vivendo per capire bene in maniera oggettiva se sta davvero andando tutto bene. Per fare questo è necessario tenere fuori dalla nostra riflessione gli aspetti emotivi, eventuali colpevolizzazioni se ci sono. Spesso e volentieri non è l’affetto e il bene che manca ma la nostra soddisfazione personale.
  • Non immedesimarsi solo negli altri. I bisogni degli altri sono senza dubbio importanti, ma guardare solo all’esterno di noi ci fa perdere di vista quelli che sono i nostri bisogni e ciò che siamo con il rischio di non fare niente per noi stessi.
  • Partiamo dai piccoli cambiamenti. A volte siamo bloccati dalla paura di perdere tutto. Lo capisco, la paura dell’ignoto spaventa tutti comprensibilmente. Se ci spaventa cambiare una situazione in toto, iniziamo dal cambiare piccole cose che stanno intorno a noi. Può essere il programma alla TV della sera la cui scelta abbiamo lasciato sempre ad altri, può essere dividersi i compiti in modo più equo senza lasciare correre all’ennesimo “puoi andare tu a prendere i bambini a scuola anche oggi?“, può essere smettere di chiamare o mandare il messaggio su whatsapp all’amico e aspettare che siano gli altri a cercarci. Piccoli cambiamenti che sommati inizieranno piano piano a darci nuove risposte e un senso diverso a quanto stiamo vivendo.

AUTORE: Dott. Duccio Bianchi

Dott. Duccio Bianchi

Sono psicologo, mi occupo principalmente di orientamento professionale e scolastico e formazione professionale. Come orientatore, ho esperienza nell’orientamento di situazioni complesse come il drop out scolastico, e di orientamento di adulti all’interno di percorsi professionali e nella ricerca attiva del lavoro. Come formatore, le mie aree di competenza sono lo sviluppo delle competenze trasversali, la comunicazione, la sicurezza, il social media marketing e l’area dello sviluppo professionale (ricerca attiva del lavoro, scrittura del cv). So coordinare efficacemente gruppi di lavoro in aula e on line. Mi ritengo un facilitatore, appassionato di comunicazione digitale e delle sue applicazioni in campo psicologico.

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