Come la frustrazione può essere somministrata poco a poco
Facciamo un’ipotesi buffa: per raggiungere una determinata destinazione ci sono due strade: la prima prevede una salita piuttosto ripida, l’altra invece una dolce discesa. Entrambe le strade sono lunghe un paio chilometri ed il paesaggio circostante è similare. So benissimo che nel piano di realtà questa situazione è inverosimile, ma poniamo di essere nel “sottosopra” (se non avete visto Stranger Things guardatelo) dove tutto è possibile.
A meno che non abbiate uno spiccato spirito masochistico (o abbiate una ragione ben definita) suppongo che la maggior parte di noi opzionerebbe la seconda (comoda) scelta.
Gli adolescenti funzionano in molti casi in questi termini. La strada in discesa è sempre e comunque l’opzione più desiderabile… anche nell’ipotesi che essa si infili in un dirupo! Non è possibile generalizzare ma i principi di economia energetica degli adolescenti sono ben diversi da quelli di noi adulti. La strada più semplice è molto più desiderabile delle altre … anche se conduce allo sfacelo!
La frustrazione di noi adulti raggiunge l’apice quando gli adolescenti per obiettivi sconclusionati, fantasiosi o irrealizzabili investono quantità di risorse pazzesche! Assistiamo quindi a ragazzi capaci di affrontare una tormenta per quattro chiacchiere con gli amici del parchetto vicino casa… ma quando c’è da sparecchiare il tavolo il nostro Indiana Jones del parchetto si trasforma in un perfetto drammaturgo francese di inizio ‘700.
Beh. So che può essere stressante, ma in tutto questo non c’è niente di strano. Gli adolescenti e rispondono a principi motivazionali diversi da quelli di un adulto. Ciò che muove un adolescente è infatti una gratificazione tangibile e immediata. Noi adulti pontifichiamo ciò che potrebbe accadere nelle prossime ere geologiche, per gli adolescenti scorgere eventi che superano la mattinata è più complicato che impararsi a memoria il De bello gallico.
Prima di inveire contro la poca lungimiranza adolescenziale entriamo nel loro cervello. Se potessimo entrare nel loro sistema nervoso centrale in una sonda tipo “siamo fatti così” ne vedremmo delle belle! Scopriremmo infatti che la parte del cervello atta a pontificare, programmare e fare progetti a lungo termine è più o meno un colabrodo. Mi spiego meglio:
- i ragazzi sono più portati ad attivarsi seguendo un principio di gratificazione immediata
- noi adulti siamo più abituati a calcolare le conseguenze delle nostre azioni, e programmiamo, programmiamo, programmiamo … per non trovarci a subire le conseguenze di nostri possibili errori, imprecisioni o situazioni impreviste.
Per un adolescente ciò che muove noi adulti è difficile da capire (questo argomento lo riprenderò poi in un altro articolo).
Questa differenza è spiegata dalla neurofisiologia. Il cervello adolescente sviluppa tardivamente la corteccia, quella parte del cervello atta a progettare, designare priorità, mettere ordine ecc.
Le funzioni di programmazione, gestione delle priorità ecc. arriveranno quindi gradualmente dai 21 anni in poi (e saranno attive verso i 25 anni). Questo percorso sarà tuttavia influenzato potentemente dai genitori.
Non a caso ho definito: “io sono corteccia” questo articolo. Il genitore per consentire un corretto sviluppo delle funzioni di organizzazione e pianificazione del ragazzo dovrà dare in prestito la sua corteccia al ragazzo. Ciò si tradurrà in una serie di comportamenti supportivi e contenitivi.
Prima però di parlare (nel prossimo articolo) dei comportamenti virtuosi mi piacerebbe illustrare i Cavalieri dell’Apocalisse della frustrazione. In altre parole, gli errori da non fare! A questo proposito prenderò in considerazione due famiglie (famiglia 1 e famiglia 2) che hanno un brutto rapporto con la frustrazione.
- Famiglia 1. I limiti sono assenti ed i ragazzi tendono a “strabordare” non ponendosi confine alcuno. Fanno un po’ ciò che vogliono ed i genitori non si occupano di porre nessun limite. In questo caso il genitore tende a proteggere il figlio dalla frustrazione come se essa fosse la peste bubbonica. Il risultato sarà che il figlio una volta adulto rischierà di non riuscire a gestire i limiti che la vita gli porrà, con conseguenze drammatiche. In certi casi i ragazzi si porranno dei limiti in autonomia, ma essi saranno probabilmente eccessivamente rigidi e poco adattabili alle situazioni.
- Famiglia 2. Questa è una famiglia decisamente più “old school”. I limiti sono troppi, rigidissimi e magari poco spiegati. I ragazzi in questo caso potrebbero sottomettersi passivamente alle regole sviluppando una forte insicurezza; una volta adulti quindi tenderanno a trascinarsi dietro la paura e l’ansia di sbagliare che li paralizzerà molto spesso. In certi altri casi gli adolescenti non riusciranno a “stare alle regole”; anzi, ne avranno una vera e propria repulsione! La conseguenza potrebbe tradursi nell’incapacità di stare anche alle regole sensate di normale, civile, convivenza. Pensate alle ripercussioni una volta adulti!
Nel prossimo articolo parleremo della famiglia 3 (il numero perfetto), quella con un rapporto virtuoso con la frustrazione.
AUTORE: Dott. Matteo Marini





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