Benvenuta frustrazione!
Quando parlo nei corsi di valore educativo delle emozioni tutti si guardano con aria compiaciuta. Quando tuttavia accenno alla tanto detestata frustrazione vedo già che molti partecipanti cambiano espressione alla velocità della luce. Il sorriso si trasforma lasciando spazio ad una smorfia, parliamoci chiaramente, la frustrazione non ci piace e la leghiamo ad una serie di ricordi scomodi.
Se io ripenso alla prima volta che ho toccato con mano questa emozione è stato quando avevo poco più di quindici anni. Dopo un’estate di devastante volantinaggio ai turisti di un’assolatissima Firenze di agosto avevo racimolato la notevole somma di 400.000 lire. Come ogni ragazzo nato negli anni ’70 subivo il fascino del motorino che andava di moda nel periodo: il mitico fifty! Già assaporavo la sensazione di arrivare a scuola con il motorino dei miei sogni fra l’invidia dei compagni di classe e l’ammirazione delle ragazze (che non c’erano perché ai tempi frequentavo un istituto tecnico).
Una volta dal rivenditore di motorini usati il meccanico mi disse: “per questa cifra posso darti al massimo quello”. Indicò un “ciao” appoggiato tristemente sul muro, sembrava che qualcuno l’avesse dimenticato lì e si fosse allontanato di soppiatto. Probabilmente i più bei ricordi della mia vita sono legati a quel mitico motorino, ma lì per lì la frustrazione prese il sopravvento. Mi ero prefissato un obiettivo ambizioso ma dovevo accontentarmi di un risultato molto più “terra terra”.
Molti penseranno che tale vissuto potrebbe essere traumatico, che abbia minato la mia autostima … ma forse non è andata proprio così. In futuro sarebbe poi venuto dopo grandi sforzi anche il momento del tanto agognato Fifty, ma in quella fase della mia vita dovevo fare i conti con il mio “ciao”… non avevo scelta! … e così ho fatto.
Non c’è neanche da chiedersi se la frustrazione sia un’emozione positiva o negativa; essa fa parte della nostra vita e dobbiamo imparare a familiarizzarci.
- quando non vinciamo la medaglia d’oro nei 100 metri
- quando ci fermiamo al secondo dado di cioccolata anziché spolverare l’intera barretta
- quando la donna o l’uomo dei nostri sogni non ricambiano l’interesse
la vita non è sempre in linea con i nostri desideri… e quindi viene quell’odioso momento nel quale ci confrontiamo con i paletti che la vita ci pone lungo il percorso.
I paletti esistono per chiunque. Se non accetto che qualcuno può correre più veloce di me manderò tutto a quel paese e lascerò lo sport; se non accetto che mi devo limitare nell’ingerire cioccolata non potrò lamentarmi se le mie analisi del sangue sembreranno un campo di battaglia; se la ragazza dei miei sogni non contraccambia l’interesse beh … proverò sterile rabbia o mi chiuderò in me stesso!
La nostra qualità della vita non dipende dai limiti che essa ci impone, ma da come li gestisco!
Ho spesso a che fare con ragazzi che hanno avuto la vita molto facile e che quindi hanno sperimentato pochi limiti nella vita. La conseguenza è che spesso si spappolano quando la vita pone loro quegli stessi paletti che non hanno mai avuto la possibilità di sperimentare (aimè a causa dei genitori). Le reazioni possono essere numerose:
- rabbia o eccessiva disperazione di fronte ad un brutto voto
- abuso di alcool o sostanze perché non sanno porsi dei paletti
- la tendenza a cercare sempre la “strada più facile” per investire meno risorse possibili
- reazioni aggressive verso i genitori che non li accontentano in tutto e per tutto
- l’incapacità di stare nei limiti
- disperazione, chiusura o aggressività in seguito ad un rifiuto
Intendiamoci bene, a nessuno piace sentirsi rifiutato… ma capita!
Dobbiamo a questo proposito avere la capacità di “tener botta” al fine di acquisire sempre più strumenti per superare quei limiti che non siamo riusciti a superare. Se Beatrice Vio non avesse gestito la frustrazione determinata dalla sua disabilità non avrebbe avuto la capacità di vincere la medaglia d’oro ai giochi Paralimpici. La frustrazione le ha dato la spinta propulsiva, non l’ha affondata inducendola a mandare tutti quel paese.
Il genitore ha (anche) questo arduo obiettivo: aiutare i propri figli a gestire la frustrazione e renderla una marcia in più, non uno tsunami davanti al quale capitolare rovinosamente! Questo sarà di certo argomento del mio prossimo articolo ma voglio lasciare i lettori con un dubbio: stiamo realmente aiutando i nostri figli quando li proteggiamo dalla frustrazione? È sano quando non consentiamo loro di confrontarsi con i limiti che la vita pone loro davanti? Facciamo bene a spianare ogni asperità che la quotidianità pone loro davanti? Siamo saggi quando accontentiamo buona parte dei loro capricci?
Il proverbio dice: “uomo avvisato … “
AUTORE: Dott. Matteo Marini





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