MIO FIGLIO MI DETESTA

Agosto 17, 2020
Categoria: ADOLESCENZA , FAMIGLIA

Mio figlio mi detesta, non so come farmi rispettare

Come reggere gli attacchi dei figli e riprendere il potere nella relazione con loro

Molto spesso, all’interno delle famiglie, i figli preadolescenti e adolescenti attaccano i genitori con frasi offensive.“Ti odio”,“Non mi capisci”,“ Non te ne importa niente di me”,“Siete genitori deludenti” sono solo alcuni esempi di frasi che sanno ferire il cuore di un genitore più di una spada affilata.

A volte gli attacchi sono delle accuse e colpevolizzazioni per una determinata mancanza da parte dei genitori, altre volte sono scatti d’ira o insulti senza alcuna spiegazione.

Alcuni genitori iniziano a pensare che i propri figli provino un intrinseco piacere nel ferirli gratuitamente e possono finire per accettare i continui attacchi pensando che a quell’età siano fisiologici. Di conseguenza, imparano a “farci il callo” e a trattarli con leggerezza.

Sebbene sia risaputo che i tentativi di scavalcare i limiti imposti e ribellarsi all’auorità siano caratteristiche peculiari dei figli dagli 11 anni fino all’età dello svincolo, è altrettanto vero che alcuni genitori hanno una relazione tutto sommato serena con i propri figli, mentre altri sono alle prese con liti furibonde e porte sbattute.

Perché, quindi, alcuni ragazzi hanno un rapporto conflittuale con i propri genitori?

Non è solo una questione di “caratteraccio” come alcuni adulti tendono a credere: quando gli attacchi sono particolarmente frequenti, violenti e rancorosi, celano la frustrazione di un bisogno non soddisfatto.

Quando un figlio manifesta rabbia verso uno o entrambi i genitori, sta esprimendo un disagio che vorrebbe essere accolto, ma certi attacchi sanno essere così disarmanti che i genitori non riescono a gestirli e finiscono per soccombervi.

Quali sono i rischi se si cede agli attacchi dei propri figli arrabbiati?

Il grande rischio per i genitori che non riescono a riprendere il controllo della relazione con i figli è iniziare a credere di meritare le accuse da loro sferrate e sprofondare nel senso di colpa. Colpa per non averli capiti abbastanza, per non aver concesso qualcosa o risolto un loro problema.

Il senso di colpa rappresenta un rischio perché indebolisce e conduce ad un’eccessiva permissività, vista come l’unica soluzione per far contento il proprio figlio.

Tuttavia ben presto la permissività si rivela non risolutiva ed il figlio tornerà a lamentarsi, confermando e rafforzando il suo potere nella relazione.

Acconsentire a tutte le richieste dei figli e giustificarli quando non adempiono i loro doveri ha due grandi controindicazioni:

  1. non mette i figli in condizioni di crescere e maturare, ma passa il messaggio che possono ottenere quello che vogliono senza impegnarsi,
  2. consegna ai figli un potere che dev’essere detenuto dai genitori, e ciò si accompagna ad una perdita di considerazione e di stima nei confronti di questi ultimi.

 

Cosa fare allora?

Innanzi tutto è bene rendersi conto che le provocazioni e le minacce dei figli, essendo l’espressione di un bisogno inappagato, richiedono un feedback, una risposta da parte dei genitori.

Ciò che va assolutamente evitato è banalizzare le colpevolizzazioni del figlio oppure rispondervi con frasi ugualmente colpevolizzanti.

E’ invece molto utile che i genitori lascino al figlio lo spazio e il tempo per spiegare cosa lo fa arrabbiare e facciano fronte comune di fronte agli attacchi, mantenendo l’alleanza ben salda.

L’ingrediente fondamentale per disinnescare il conflitto è che tale risposta sia significativa sul piano emotivo, cioè si riferisca in modo esplicito alla relazione e consenta al figlio di tirar fuori i motivi della sua rabbia.

Per avere una funzione riparativa, infatti, l’intervento genitoriale dovrà essere una richiesta di spiegazioni o approfondimenti, chiedendo al figlio un’assunzione di responsabilità per quello che dice e per come si comporta. Ecco due esempi:

  1. Accusa: “Non mi capite!”

Risposta disfunzionale: “Sei tu che non capisci noi! Fai solo capricci come un bambino piccolo!”

Risposta funzionale:“E’ vero, non ti stiamo capendo, ma non è una colpa. Aiutaci a capire. Dicci la tua posizione e ne parliamo. Dovresti cercare anche tu di capire noi.”

  1. Accusa:“Vi odio! E’ tutta colpa vostra!”

Risposta disfunzionale: “Questo non ce lo dovevi dire!”

Risposta funzionale :“Cosa sta succedendo? Cosa ti sta mancando?”

Come detto in precedenza, tra gli attacchi dei figli vi sono anche scatti d’ira accompagnati da ben poche parole. In questi casi è molto più difficile aprire un canale di comunicazione, ma bisogna cercare di farlo ugualmente, il più spesso possibile. Lo sforzo sarà notato e pian piano apprezzato.

Anche quando in casa gli atteggiamenti di sfida e i conflitti sono ormai la regola, non è troppo tardi per iniziare a rispondervi più efficacemente e cambiare il corso della vita familiare. Servirà solo un po’ più di tempo perché il figlio inizi a verbalizzare i motivi della sua frustrazione.

Rispondere in modo funzionale agli attacchi dei figli richiede solidità e anche un po’ di esercizio. Di certo gli impegni quotidiani e le corse contro il tempo non aiutano i genitori in questo, perché indeboliscono la pazienza e la lucidità, difese indispensabili per reggere quelle provocazioni che puntualmente colpiscono proprio dove fa più male. Ma si sa, fare il genitore è il mestiere più complesso al mondo, per cui in questi casi bisogna tenere duro e non mollare la presa.

In definitiva, anche se ci si sente detestati dai propri figli, arrendersi alle accuse non è mai la decisione giusta! Al contrario, impegnarsi ad utilizzare gli attacchi come pretesti per una discussione costruttiva è la chiave che permette ai genitori di disinnescare ogni conflitto.

Purtroppo (o no?) nelle famiglie non sono rari i conflitti. Per qualsiasi chiarimento a riguardo rimango disponibile!

AUTORE: Dott.ssa Alessia Mancini

 

Dott.ssa Alessia Mancini

Sono una psicologa specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale e svolgo la libera professione a Firenze. L’indagine sulla vita relazionale delle persone, sul ciclo di vita e la storia familiare sono i principali strumenti di cui mi avvalgo nella pratica clinica per aiutare individui, coppie e famiglie a superare le loro difficoltà. Negli ultimi anni ho offerto supporto psicologico presso strutture sanitarie pubbliche e private, in diversi reparti ospedalieri e case di cura (psichiatria, disturbi del comportamento alimentare, ortopedia oncologica e ricostruttiva, radiodiagnostica, lungodegenza, neurochirurgia e oncologia). Inoltre, con un gruppo di colleghi gestisco un servizio di psicologia scolastica presso il Liceo Artistico Porta Romana di Firenze, rivolto a studenti, genitori e insegnanti. Quest’attività mi mette a contatto con il complesso ed avvincente mondo degli adolescenti, e con la loro ricchissima e variopinta interiorità.

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