LE EMOZIONI COME MESSAGGERE

EMOZIONI
Luglio 24, 2020
Categoria: AUTOSTIMA , EMOZIONI

Le emozioni come messaggere dei bisogni

In questo articolo pariamo di un tema trasversale perché regola tutte le relazioni (tra partner, tra genitori e figli, tra fratelli ecc…): parliamo di emozioni.

Deriva dal greco: emovère (ex = fuori; movere = muovere) letteralmente portare fuori, andare verso. Le emozioni sono quindi qualcosa che sposta.

Si tratta di spinte molto potenti e dalle persone sono molto amate o odiate. Amate perché colorano le esperienze; odiate perché la pennellata di colore non sempre è piacevole.

Un conto, difatti è vivere la felicità di un incontro con una persona cara o di una bella sorpresa; un altro conto è sentire la tristezza di una perdita o di un fallimento.

Per anni ha prevalso in Europa una visione dualistica: mente vs. emozioni con queste ultime viste come un “intralcio” alla ragione.

Ma come mai questa avversione per le emozioni? Per due motivi fondamentali:

Sono difficili da controllare. La ragione non ha mai avuto troppo successo nel “tenere a bada” le emozioni e ciò che non è controllabile, non è prevedibile e ciò che non è prevedibile spaventa.

Mandano messaggi “scomodi” cioè in controtendenza rispetto alle regole morali dei diversi periodi storici e, soprattutto, storie familiari. Esempio: dei sette vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia, ben quattro hanno a che fare con le emozioni (lussuria, invidia, ira e accidia e anche sulla gola, volendo, ci sarebbe spazio di discussione).

Iniziamo dal primo punto; se emozioni e ragione facessero a “braccio di ferro”, vincerebbero agevolmente le prime in quanto programmate per prendere il sopravvento sulla ragione. C’è un vantaggio evolutivo in questo essere di “intralcio”. Pensiamo ai nostri antenati primitivi che a un certo punto incontravano un pericoloso serpente o un altro animale diversamente ubbidiente. La paura che ne derivava era forte e pervasiva, prendeva il sopravvento e innescava un comportamento di fuga. Tutto in meno di un secondo. In altre parole, la paura serviva e serve per farci scappare e salvarci la vita quando ci confrontiamo con un pericolo (anche immobilizzarsi è un comportamento legato alla paura che si attiva in situazioni in cui scappare è impossibile o non è la soluzione più favorevole).

La paura è dunque un’emozione primaria e cioè, indipendente dalla cultura (un viso spaventato sarebbe identificato come tale in ogni parte del pianeta) che serve per la sopravvivenza della specie. Altre emozioni primarie finalizzate alla sopravvivenza della specie sono:

Gioia: ci dice che la situazione che stiamo vivendo è positiva per noi e ci induce a mantenerla; inoltre avvicina gli esseri umani e favorisce la cooperazione; ci unisce.

Tristezza: ci informa che c’è una situazione di separazione, perdita, speranza delusa, lutto, fallimento; seve per farci ritirare per prenderci il tempo per recuperare energie da un evento negativo ed ha il compito anche di favorire la richiesta di supporto agli altri. Pensiamo, infatti, a quanto siamo portati a dare istintivamente conforto a una persona che piange; il suo volto non solo non esprime minaccia ma indica una vulnerabilità.

Rabbia: informa che la nostra integrità fisica o l’autostima è stata violata e stimola al combattimento per difenderci e ristabilire un equilibrio.

Disgusto: ci informa sul fatto che qualcosa può essere tossico per il nostro corpo e quindi potenzialmente letale.

Ciò che accomuna le emozioni primarie è che ci informano sul fatto che i nostri bisogni siano o meno soddisfatti e ci orientano ad agire al fine di soddisfare quelli insoddisfatti e continuare a fare ciò che ci soddisfa.

Se, ad esempio, sono arrabbiata con mia figlia perché mi risponde male è importante che io mi chieda: quale mio bisogno non è soddisfatto? Molto spesso a questa domanda le persone rispondono: “avrei bisogno che lei mi obbedisse”; “avrei bisogno che lei imparasse a portare rispetto”. Vedete, però, come il soggetto sia sempre l’altra persona? Ma quella rabbia in che modo parla di me? Di cosa Io ho bisogno?

Questo è il compito evolutivo delle emozioni: informarci su cosa è nel nostro interesse e stabilire un obiettivo da raggiungere in funzione del nostro bisogno predisponendoci all’azione. Nell’esempio della figlia, quella rabbia può parlare del mio bisogno di sentirmi rispettata o del bisogno di essere accettata e del bisogno di complicità ecc…

Il come farlo è compito della razionalità. Infatti, sebbene le emozioni primarie siano programmate per spingerci ad agire, non sempre il comportamento automatico è il migliore e per questo c’è bisogno di un successivo livello di valutazione che è la parte che spetta alla ragione. Nell’esempio della figlia posso far presente che quel comportamento non mi fa sentire rispettata, posso scegliere di prendermi cinque minuti per calmarmi, posso scegliere di sfogarmi con un’amica. Se ho chiaro cosa l’emozione mi sta dicendo anche il comportamento che ne consegue diventa più coerente.

Quindi, l’emozione ci informa su quali nostri bisogni siano soddisfatti o insoddisfatti; la ragione ci permette, nelle situazioni in cui la nostra vita non è in pericolo immediato, un ulteriore livello di analisi che ci consente di scegliere come raggiungere al meglio ciò che è nel nostro interesse. La riflessione quindi è che le emozioni altro non sono che “messaggere” di bisogni, imparare ad ascoltarle ci serve per mettere a fuoco cosa ci stia soddisfacendo e cose invece sia controproducente per noi.

Ignorare significa addossarsi il rischio di non ascoltare alcune parti di noi con conseguenze spesso negative per la qualità della nostra vita.

AUTORE: Dott.ssa Luisa Fossati

Dott.ssa Luisa Fossati

Luisa Fossati psicologa del lavoro psicoterapeuta. Da oltre 10 anni si occupa di psicodiagnostica. Consulente aziendale e formatrice, aiuta le persone a definire piani di azione per la propria realizzazione personale e professionale. Lavora con le coppie per la gestione costruttiva dei conflitti. Pratictioner EMDR, si occupa di psicotraumatologia e superamento dei blocchi personali. Autrice di numerosi articoli a carattere scientifico e divulgativo.

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