IL DRAMMA DEI COMPITI ESTIVI

Agosto 9, 2020
Categoria: SCUOLA

I compiti estivi sono un dramma o un modo per educare?

Tutti i genitori durante le vacanze estive vivono il problema dei compiti delle vacanze. I bambini sono stanchi e non hanno più voglia di applicarsi, preferiscono giocare o stare sulla spiaggia piuttosto che tornare a casa per fare i compiti. Per alcuni diventa una lotta impari tra il dovere e il piacere. Quando vengono obbligati, spesso, reagiscono stando fermi con il foglio in mano, fissano la pagina da completare e lamentano di non saperlo fare, costringendo l’adulto a stare con lui per essere seguito e incoraggiato passo dopo passo.

Cosa accade in queste situazioni? Il genitore rimane incatenato dietro a un tavolo, quasi fosse prigioniero della scuola elementare. È possibile ovviare il problema e fare in modo che ciò diventi una possibilità di crescita? Perché un bambino si dimena e non vuole fare i compiti?

Perché si comportano in questo modo? è questa la domanda che attanaglia molti genitori. La risposta è moto semplice: ancora non possiedono tutti gli strumenti per risolvere le difficoltà. I loro pianti e i loro lamenti potrebbero essere un modo per avere attenzione. I bambini ricercano il piacere e tendono a sottrarsi al dovere. Giocherebbero per 24 ore di fila senza mai fermarsi proprio perché sono pieni di energia. Sono propensi a inseguire l’appagamento immediato dei propri desideri. Stanno testando la pazienza dei genitori e ogni capriccio pacatamente nasconde la messa in atto di dove possono arrivare e fino a che punto possono spingersi ad imporre la loro volontà.

 

I compiti possono essere una risorsa importante:

  1. Imparare a gestire il tempo. I bambini devono imparare a distingue che c’è un tempo per giocare e uno per studiare;
  2. Regole. I bambini hanno bisogno di regole chiare per sentirsi al sicuro e percepire un senso di stabilità
  3. Tolleranza alla frustrazione.  Attraverso i compiti i genitori possono aiutarli a tollerare e a gestire  la frustrazione;
  4. Continuità. I compiti estivi offrono un senso di continuità temporale;
  5. Empatia. Stando vicino a loro e comprendere le loro difficoltà gli permette di sviluppare una maggiore empatia;
  6. Gratificazione. Lo svolgimento di un compito può essere gratificante allo sviluppo. Superare una difficoltà li rende sicuri di sé.

I genitori possono essere l’elemento decisivo per un processo di sviluppo sano per il bambino, tanto da farlo diventare un adulto sicuro di sé e in grado di risolvere le difficoltà della vita. Anche i compiti possono essere uno strumento operativo valido. Analizziamo insieme alcune strategie e alcuni comportamenti da mettere in atto:

  1. Leader educativo. Il genitore non è più una figura autoritario ma figura educativa e “ deduttiva” in grado di attrarre il bambino verso il compito.
  2. Spazio di intimità tra genitore e figlio. Il compito può essere una scusa per creare intimità e complicità con il proprio figlio.
  3. Organizzazione spazio temporale I compiti non devono essere soggetti a una dilatazione temporale ma devono essere svolti entro un certo limite temporale.
  4. Step by step. Il compito è un’organizzazione complessa. Il genitore deve impostare il lavoro in tappe attraverso procedure che consentano di semplificare le attività suddividendole in fasi consecutive e progressive. Occorre in poche parole suddividere il lavoro in fasi, dall’apertura del diario, alla lettura del lavoro da svolgere, all’individuazione del testo, fino ad arrivare alla comprensione della domanda e alla verbalizzazione delle tappe per arrivare all’obiettivo finale.
  5. Valorizzazione figlio. Lavorare sulle ipotesi di lavoro valorizzando ogni possibile soluzione da parte dell’alunno mettendo in risalto risorse e difetti di tutte le proposte
  6. Errori come opportunità. Gli errori non sono un problema ma una risorsa: dall’errore si procede alla valorizzazione delle possibili alternative
  7. Essere propositivi. Elogiare ogni tentativo di risoluzione al problema e di approccio al lavoro, mettendo in risalto le iniziative prese dall’alunno.
  8. È tempo di giocare. Al termine del lavoro scolastico si procede con altre attività, lasciando al giorno successivo ogni eventuale ripresa possibile.

In sintesi non si tratta di affrontare il problema dei compiti ma di lavorare con il problema dei compiti, affrontando quest’ultimi come risorsa per attivare modalità relazionali costruttive in termini affettivi, cognitivi ed operativi.

L’opportunità che si apre attraverso il lavoro con i compiti è quella di impostare strategie operative e risolutive in cui ognuno fa la propria parte, ritagliandosi ruoli e affinando strumenti di intervento da negoziare insieme. Tutto ciò concorre a creare un clima affettivo denso di significati, di tacite intese e di fiducia. I compiti possono trasformarsi in un terreno neutro sul quale edificare insieme un progetto educativo in un clima di serenità e di reciproco rispetto. La zona in cui il mondo adulto e il mondo dell’infanzia si incontrano per riscoprirsi ognuno nei propri ruoli e con le specifiche identità.

☎️  Contattaci per avere un confronto su argomenti tematici di natura psicologica. Studieremo insieme le strategie necessarie per raggiungere i risultati sperati.

Dott.ssa Chiti Clarissa

Dott.ssa Gentile Patrizia

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