Papa Francesco dice che “ i nonni sono un tesoro”.
Jean Paul Malfatti li definisce “l’amore e la sagezza in carne, ossa e cuore”.
Sicuramente l’amore dei nonni, negli ultimi anni, è diventato prezioso per le famiglie di quest’ultima generazione. Nonni sempre presenti. Nonni tuttofare. Nonni quasi genitori.
Per questo, credo sia importante, comprendere gli effetti che questo legame ha sui nostri figli.
Dobbiamo conoscere per capire. Capire per evitare di fare errori.
Come dicevamo, i nonni millennians, hanno acquisito molteplici ruoli in questi ultimi anni secondo la letteratura psicologica:
a) il nonno influenzer dei nipoti che regala suggerimenti ed opinioni;
b) il nonno dispensatore di coccole e vice – genitore nei momenti di mancanza e/o assenza;
c) il nonno social computerizzato, moderno, attivo, dinamico sempre pronto a scarrozzare i piccoli;
d) la nonna chef – fan di Benedetta Rossi con i suoi pranzetti domenicali;
e) le nonne, i ricordi e le loro storie di famiglia passate di generazione in generazione;
E sono proprio tutte queste dimensioni ricoperte dai nonni ad influenzare la crescita dei nostri figli quando noi siamo al lavoro. Questo accade fondamentalmente a partire dai tre anni di età.
Come ci insegnano alcune vecchie teorie dell’apprendimento, il bambino costruisce il mondo attraverso il gioco che si manifesta attraverso forme di dialogo e di interazione.
È quindi anche il tempo passato con i nonni che influenzerà la vita di nostro figlio.
Come facciamo a capire in che modo questi rapporti ricadono sui nostri bambini??
E’ molto semplice, prendete carta e penna, ed iniziate a scrivere.
Costruiamoci la nostra griglia di osservazione:
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Prima cosa da osservare, l‘umore del vostro piccolo, dopo essere stato a casa dei nonni;
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secondo elemento importante, se improvvisamente pronuncia parole strane (tipo “fantasmi, spiriti”) di cui non avete mai parlato insieme;
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i comportamenti di distacco e di arrivo a casa dei vostri genitori: è tranquillo nel salutarvi? Quando vi vede non vuole venire via tanto facilmente?? Oppure sì??
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Occhio al tempo che passa a casa dei nonni!!! Se potete, quando possibile, cercate di alternare tra i diversi nonni paterni e materni per evitare che il vostro piccolo si senta più a casa dei vostri genitori che a casa sua..
Cercate di fare osservazioni molto descrittive e neutre. Tipo queste di seguito.
Per esempio: “Nicola, 4 anni, va dai nonni materni due volte a settimana, tre da quelli paterni, quando lo lascio è tranquillo e gli dispiace venire via, non dice parole strane..”.
Questa è una griglia di osservazione non preoccupante.
Altro esempio: “Lucio, 4 anni, alterna da tutti e quattro i nonni ma quando va dalla nonna paterna, non ci va volentieri e inizia a parlare di fantasmi..”.
Campanello di allarme, c’è qualcosa che non va.
E’ in questi casi che è necessario intervenire sia per tutelare il nostro bambino sia per aiutare il nonno in eventuale difficoltà.
Può capitare di dire cose senza pensarci e/o avere atteggiamenti che mal dispongono il piccolo. Non sempre è facile accorgersene. Ma i bambini non mentono mai e noi dobbiamo aiutare entrambi a capire cosa c’è che non va.
Da evitare:
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Urla alla suocera e/o mamma;
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Critiche sterili;
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Giudizi e quant’altro.
Tutti questi processi chiudono la comunicazione. E ricordatevi che i nonni vi stanno facendo un favore. Inoltre, se davvero fosse successo qualcosa è più probabile ottenerlo mantenendo calma e tranquillità. Anche se sarà difficilissimo, ma potete farcela.
Poi ovviamente, per consigli speciali non esitate a scrivermi!!
AUTORE: Dott.ssa Chiara Lepri





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