Ti capita spesso di vedere tuo figlio demotivato e di conseguenza ti senti triste? Ti senti impotente quando torna a casa e percepisci che sta vivendo un senso di fallimento? Vorresti aiutarlo ad avere più fiducia nelle sue capacità, ma non sai come fare?
Una delle tante risposte utili a queste domande posso dartela io. Si chiama sport.
Prenditi due minuti e leggi attentamente queste poche righe.
Partiamo dal concetto di motivazione.
Motivazione è il motore dell’azione (moto-azione). Una spinta che muove l’individuo al raggiungimento dei propri obiettivi.
La spinta motivazionale ad agire entra in gioco quando l’organismo perde il proprio stato di equilibrio a causa di un bisogno che insorge. Questa situazione porta ad agire sull’ambiente per ristabilire l’ordine perduto.
Il comportamento motivato è quindi caratterizzato dalla mobilitazione delle risorse energetiche (fisiche e psichiche), dalla reiterazione degli sforzi (fino al raggiungimento dell’obiettivo) e dalla variabilità dei tentativi.
Chiarito brevemente il concetto di motivazione passiamo a quello di autostima.
Il primo psicologo che ha descritto questo concetto è stato James (1890), definendolo come il rapporto tra il Sé percepito (chi penso di essere) e il Sé ideale (chi vorrei essere): maggiore è la discrepanza e più elevata è l’insoddisfazione. Per questo è fondamentale la coesione tra i propri successi e le proprie aspirazioni. Inoltre un aspetto decisamente rilevante è che non è ereditata né tantomeno statica. Quindi possiamo modificarla.
Ma come?
Lo sport è un canale sociale che può aiutare i bambini ad aumentare e fortificare la stima che loro hanno di loro stessi e soprattutto (collegato ad essa) anche la loro motivazione.
Un concetto racchiude tutto ciò. Il concetto di obiettivo.
Quando tuo figlio inizierà uno sport avrà degli obiettivi. Tra i tantissimi ci potranno essere: fare gol, fare canestro, fare un punto, ma anche fare bene un passaggio, uno stop, un salto o quello che lo sport che lui ama richiede di fare.
È molto importante che l’obiettivo che si pone di fronte sia tangibile, ovvero adeguato per le sue capacità fisiche, motorie e psicologiche. In termini pratici se inizia a giocare a tennis non deve avere come obiettivo a breve termine (0-3 mesi per intenderci) giocare la finale di Wimbledon, ma piuttosto riuscire a colpire il 50% delle palline che il maestro gli tira. Un obiettivo reale per lui. Raggiungibile.
Raggiunto questo obiettivo starà agli adulti che lo circondano rinforzare l’evento. Tramite rinforzi positivi appunto. “Sei stato bravissimo oggi”, “Stai migliorando”, “Sono contento che ce la fai ogni giorno di più” ecc ecc. Questo (come gli altri mi vedono), insieme alla sua personale percezione di Sé, data dal raggiungimento dell’obiettivo (come mi vedo io), aiuteranno la sua autostima a crescere e la motivazione a raggiungere altri obiettivi.
Ma può verificarsi anche l’evento che il bambino non raggiunge il suo obiettivo. E quindi decremento dell’autostima e demotivazione? Non necessariamente. In questo caso, ancora gli adulti intorno a lui potranno essere di supporto. Facendo passare il messaggio che la scala verso il successo è inevitabilmente composta da scalini che si chiamano “fallimenti”, ma fallire una volta non significa per questo essere un fallito.
I bambini in età infantile danno molto peso a come gli adulti li vedono, oltre che alla loro personale opinione. E basta una parola per aiutarli.
Basterà quindi fare attenzione a questi due piccoli, ma importantissimi concetti, abbinati ad uno sport sano e piacevole, per far tornare tuo figlio a casa col sorriso. Farti raccontare che è riuscito a segnare un gol, che ha fatto un canestro da lontanissimo o che ha vinto la sua prima partita a tennis. Non ti sentirai più impotente di fronte alle sue fragilità, perché lo avrai aiutato a risolverle. Mettendosi in gioco in un contesto sano come quello dello sport. E tu sarai felice, perché lo sappiamo che una mamma è felice quando lo è suo figlio.
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AUTORE: Dott.Marco Zambello





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