Non bastavano già i “Nelson” della situazione come fucina di traumi legati al bullismo. Adesso si è aggiunto il “Nelson di nuova generazione”, quello cioè armato di computer, tablet o cellulare.
Già da diversi anni si sente parlare di come le nuove tecnologia abbiano fornito terreno fertile per il bullismo. Non c’è neanche più da “sporcarsi le mani”, il bullo adesso può agire senza limiti di spazio e di tempo celandosi dietro un monitor. La rete è la patria dei “leoni da tastiera” e i bulli si trovano particolarmente bene in questa savana. Internet offre una vera e propria maschera virtuale molto golosa per coloro che privilegiano vigliaccamente l’anonimato. Il processo viene quindi de-umanizzato dalla distanza fisica, il carnefice agisce emotivamente come se stesse facendo una partita alla playstation, e non si pone quindi limite alcuno.
In cosa consiste il fenomeno del cyberbullismo? Nell’uso improprio delle tecnologie di comunicazione per diffondere messaggi, pettegolezzi, foto e/o video lesivi dell’immagine del compagno preso di mira.
Se escludiamo la componente tecnologica il cyberbullismo ha dinamiche simili al bullismo, si prolunga per un lungo periodo, ha l’intento di ferire e ha la regolarità di un picchio.
C’è tuttavia una differenza importante fra il bullismo di “nuova” e di “vecchia” generazione. Nel bullismo “old school” una volta a casa la vittima si rilassava e se ne stava tranquilla per le ore che lo separavano dall’odiato edificio scolastico. Nel cyberbullismo la vittima non ha protezione alcuna! Può essere anche dall’altra parte del globo e tramite la rete è comunque raggiungibile. Non ci sono limiti, orari o barriere, la rete arriva ovunque, inesorabile e chirurgica.
Non vi è quindi neanche una fase di “riposo” dai bulli. Si è potenzialmente vittime in ogni momento! Ciò ovviamente tende a destabilizzare la vittima, che si sentirà sempre e comunque messa sotto assedio.
Alcune indagini riportano che più del 10% dei ragazzi hanno trovato in internet foto o video privati che non avevano condiviso. Non mancano neanche rivelazioni e gossip su questioni personali o, in alcuni casi, offese esplicite. La presenza di materiale su internet inoltre non presenta la possibilità di una agevole cancellazione. Una volta che il materiale è condiviso è praticamente impossibile toglierlo di mezzo. Anche a distanza di anni la vittima potrà quindi trovare in rete materiale che lo riguarda, come se si trattasse di una condanna che si prolunga nel tempo.
I danni che provoca questa tipologia di bullismo sono addirittura più gravi come quelli del bullismo classico. Si può andare dal normale imbarazzo all’esclusione del soggetto bullizzato dalla classe o dal giro di amici.
Sul piano psicologico non mancano conseguenze di matrice ansiosa: i soggetti hanno paura ogni momento della vessazione o dell’attacco. Pensiamo ad esempio che ogni squillo del telefonino può essere una potenziale minaccia!
Infine non mancano casi depressivi di varia entità. I più gravi possono anche condurre al suicidio.
Come nel caso del bullismo classico è quindi fondamentale agire quanto prima sul problema, evitando una cronicizzazione del fenomeno. La situazione raramente migliora in modo spontaneo e “lasciar passare” non è una buona idea



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