Come disinnescare il conflitto distruttivo nella coppia
Come si innesca la spirale del conflitto?
Capita che nelle situazioni familiari si inneschino conflitti ma come mai da una questione, a volte piccola, nasce l’”effetto valanga” e il conflitto diventa enorme? Perché il cervello è programmato per reagire agli attacchi inducendoci ad attaccare o a scappare. Vediamo più nel dettaglio cosa succede nell’ ”effetto valanga”.
Il giudizio che genera altro giudizio
Facciamo un esempio: Paolo e Giulia sono sposati genitori di due figli; Paolo rientra spesso tardi dal lavoro e dopo un rapido saluto si mette davanti alla TV o a giocare con lo smartphone; Giulia non tollera questo comportamento e si rivolge a Paolo così:
“Paolo, non va bene che ogni sera, quando torni, ti sbatti sul divano facendo come se noi non ci fossimo, sono stanca del tuo menefreghismo e lo siamo tutti. Neanche i tuoi figli consideri.”
Stop. Proviamo a fermarci e a non fare la cosa che saremmo portati a fare: pensare che Giulia abbia ragione e che faccia bene ad arrabbiarsi con Paolo.
O meglio: può essere comprensibile che Giulia si senta arrabbiata con Paolo; quello che rischia di lasciare il problema irrisolto, infatti, non è tanto la rabbia di Giulia, quanto la modalità con cui la esprime.
Le persone sono erroneamente portate a pensare che quando hanno ragione, qualunque strategia comunicativa sia legittima. Questo però è un errore perché il cervello umano non reagisce in funzione della ragione o del torto ma reagisce in funzione del sentirsi al sicuro o attaccato.
Torniamo all’esempio. Al di là dei pregressi, al di là del fatto che il comportamento di Paolo sia ripetuto nel tempo, al di là che Giulia possa avere ragione ecc, facciamo lo sforzo di uscire dalla logica torto-ragione e mettiamoci in una prospettiva diversa.
Leggete le parole di Giulia, secondo voi cosa suscitano in Paolo? Il fatto che Paolo possa avere torto è irrilevante, il suo cervello percepirà l’attacco e reagirà attivando emozioni conseguenti a un attacco che normalmente possono essere: rabbia e suoi derivati (frustrazione e collera), senso di colpa, vergogna.
Come reagiscono le persone quando si sentono arrabbiate, in colpa o si vergognano? Tipicamente reagiscono a loro volta attaccando, altre volte fanno ciò che viene loro chiesto per evitare la vergogna spesso covando rancore. Ma secondo voi era questo l’obiettivo di Giulia? Generare un altro attacco o aumentare il rancore? Difficile; probabilmente Giulia aveva l’obiettivo di fare in modo che Paolo smettesse di agire quel comportamento dando maggiore considerazione a lei e ai figli. Ma se l’obiettivo era questo, la strategia di attaccarlo siamo sicuri che sia stata la migliore?
Probabilmente Paolo, alle parole di Giulia reagirà attaccando: “eccola, puntuale a rompere le scatole, ma possibile che non ti va mai bene niente di quello che faccio? Lavoro tutto il giorno, mangio al volo e non ho diritto neanche di rilassarmi quando torno a casa!”. Come reagirà Giulia secondo voi? Esatto, attaccando a sua volta così che Paolo attacchi ancora ecc…innescando l’effetto valanga.
Il punto è che spesso, quando siamo sicuri di avere ragione pretendiamo che l’altro faccia ciò che noi desideriamo accettando anche attacchi, accuse, giudizi ecc. Il cervello però non funziona così; gli attacchi, i giudizi, il rinfacciare le cose, hanno il potere di deteriorare un rapporto oppure gettare i partner sulla difensiva rinchiudendosi in un silenzio dove nessuno si espone più.
Come possiamo fare? Affronteremo le strategie comunicative efficaci nel prossimo articolo; per adesso facciamo un altro passaggio importante.
Leggere il conflitto attraverso i bisogni e non attraverso i giudizi
Giulia di cosa aveva bisogno? ALT, non cadete nell’errore di delegare a Paolo i bisogni di Giulia (es. ha bisogno che Paolo la consideri, ha bisogno che Paolo faccia o dica), è fondamentale iniziare a comprendere che i nostri bisogni sono nostri, l’altro può essere un “tramite” per soddisfarli ma non è detto né che sia l’unico tramite, né che sia quello più adatto.
Giulia può sentirsi triste per l’indifferenza di Paolo ma di quale bisogno parla quella tristezza? Probabilmente di bisogno di considerazione, coinvolgimento, condivisione; ma quello che spesso accade è che commettiamo due errori:
- trasformiamo la tristezza in rabbia Essere tristi vuol dire essere vulnerabili e mostrarci vulnerabili con una persona che in quel momento ci ferisce rischia di essere troppo pericoloso, così (il tutto in un nanosecondo inconscio) preferiamo chiedere aiuto a un’emozione che ci dà energia per combattere piuttosto che a un’emozione che energia ce la toglie e ci induce a chiedere aiuto. Il punto però è che l’altra persona (Paolo), non vedrà una persona triste ma una persona arrabbiata e quindi una persona da cui difendersi contrattaccando. Il risultato è che la tristezza di Giulia non solo resterà lì ma il suo bisogno considerazione, coinvolgimento e condivisione sarà ancora più insoddisfatto e lei starà sempre peggio.
- Quando ci sentiamo vulnerabili, perdiamo di vista noi stessi per spostarci sull’altro. Faccio sempre un gioco con le persone che seguo: dopo aver fatto rievocare una situazione di conflitto chiedo di scrivere al volo dei giudizi negativi sull’altro. In meno di 15 secondi siamo già a quattro/cinque giudizi. Poi chiedo di scrivere di cosa avrebbero avuto bisogno in quel momento (es. “io avevo bisogno che” e non “io avevo bisogno che lui o lei); dopo 20 secondi è già tanto se è stato scritto un bisogno. Questo rende consapevoli di una cosa: quando mi sento vulnerabile in una relazione perdo consapevolezza dei miei bisogni e concentro le energie per attaccare l’altro e indurlo a fare ciò che io desidero per stare bene.
Quello che però succede, riprendendo l’esempio, è che Giulia probabilmente si sente triste perché avrebbe bisogno di considerazione, condivisione, complicità ecc e il comportamento di Paolo la fa invece sentire sola, non considerata, poco importante ecc…
Secondo voi, Paolo vedrà una persa triste che ha bisogno di condivisione o una persona arrabbiata che lo sta attaccando?
Spesso è l’orgoglio che ci frega ma siamo davvero sicuri che farci vedere forti dal nostro partner quando siamo feriti sia davvero la cosa migliore per la coppia?
Autore: Dott.ssa Luisa Fossati





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