AGGRESSIVITA’: 3 CONSIGLI PER GESTIRLA CON LO SPORT
Perché i nostri figli spesso sono aggressivi? Sia verbalmente che con le loro azioni?
Cara mamma, ti sei mai sentita impotente di fronte a tuo figlio? Vorresti aiutarlo a gestire le sue manifestazioni di aggressività o di rabbia? Hai paura che da grande possa rivolgere questo comportamento nei confronti di altre persone?
Ti aiuterò a capire il perché tuo figlio ha queste manifestazioni e seguendo alcuni consigli riuscirete insieme a risolverle.
Iniziamo a fare un po’ di chiarezza sull’aggressività.
Aggressività e violenza sono due facce della stessa medaglia e ciò che le diversifica è la risposta adattiva che ne consegue. La violenza non sarà mai adattiva in un contesto sociale come il nostro, mentre l’aggressività può esserlo. Ma come?
Partiamo dal concetto di “sana aggressività”. Qualcosa da non reprimere. Da lasciar fluire, tenendola sotto controllo. L’aggressività è un impulso primario che contraddistingue ognuno di noi, fondamentale per la nostra autoaffermazione.
La parola aggressività deriva dal latino “ad gredior”, che significa “andare verso”. Nel suo significato originario essa sta a rappresentare un movimento verso qualcosa o qualcuno; la sua funzione è quindi quella di muovere la persona verso una meta, un oggetto o un’altra persona.
L’origine psicologica dell’aggressività è strettamente legata, inoltre, agli ostacoli. Ogni qualvolta che c’è qualcosa che blocca o limita le nostre possibilità, si verifica l’arresto di un’esigenza che spesso consideriamo vitale e di conseguenza nascono frustrazione e reazioni legate all’aggressività come rabbia e collera.
Quello che accade spesso ai bambini è quindi una risposta di frustrazione legata ad ostacoli che si pongono davanti a loro e l’aggressività di conseguenza viene canalizzata in rabbia e ira (poiché non viene espressa ma repressa).
Dopo questa doverosa ma brevissima introduzione rispondiamo alla domanda iniziale. Come può lo sport aiutare i nostri figli a esprimere la loro aggressività? Badiamo bene, esprimere, non reprimere. Come detto sopra, la repressione porterebbe a ira e rabbia.
Con lo sport il bambino ha degli obiettivi: fare gol, fare canestro, tirare la palla di là dalla rete ecc. Tra lui e il raggiungimento di questi obiettivi ci sono degli ostacoli. Gli avversari, la fatica, il miglioramento delle abilità tecniche, l’allenamento ecc.
Per mezzo di queste dinamiche il bambino può usare la sua aggressività in modo sano, la può esprimere per superare quei “gradini” che si pongono tra lui e l’obiettivo. Imparando che quel contesto non solo accetta la sua aggressività, ma ne è alimentato poiché è la sua benzina.
Allora grazie a questa espressione si sentirà appagato e risolverà il conflitto della repressione che trasformava la sua aggressività in rabbia e ira.
Seguendo questi piccoli consigli riuscirai a condividere con tuo figlio i momenti più belli di una vittoria sportiva, di un risultato raggiunto. Lo vedrai esultare dopo un gol segnato o un canestro fatto.
Vediamoli insieme:
- comprendere che aggressività spesso significa “comunicare” qualcosa e quindi non “rispondere” con altra aggressività o con “rigidità”, ma ascoltare cosa ci stanno comunicando i nostri figli con tale modalità
- nel contesto sportivo, accompagnare i figli nella scelta di un’attività per loro piacevole e motivante, stando sempre un passo dietro, ma pronti ad esserci nel momento di difficoltà
- aiutarli a capire che esiste una consapevolezza di perdita e di vittoria (nel contesto sportivo, come nella vita), ma è molto più importante la consapevolezza del percorso fatto per inseguire una meta e l’esperienza emotiva acquisita grazie all’uso di quella “sana aggressività” che li ha aiutati a superare gli ostacoli.
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AUTORE: Dott.Marco Zambello





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