COME GESTIRE I CONFLITTI TRA FRATELLI E SORELLE

Novembre 16, 2020
Categoria: FAMIGLIA

SOS Genitori: Vediamo cosa accade quando questi rapporti si guastano all’interno del nucleo familiare.

Da sempre si pensa che avere un fratello/una sorella sia una risorsa. Le famiglie si allargano e tutti sono felici.

Ma è proprio tutto così idilliaco?

Quello che a volte per i fratelli o le sorelle sembra un regalo, molti anni più tardi può rivelarsi un vero macigno. Si nasce dalla stessa famiglia ma si può diventare quasi estranei. A volte, si nasce fratelli e si diventa nemici. Rivali, conflittuali e anche tristi … parecchio tristi.

Non tutte le storie hanno un lieto fine. Non tutti i finali si concludono con degli abbracci. Ce ne sono alcuni che raccontano di litigi, incomprensioni e lacrime.

Da sempre, la psicologia descrive gli effetti positivi che la fratellanza porta con sé sia nella crescita che nel percorso di vita. Un fratello ti arricchisce e ti permette di sperimentare giochi, situazioni e contesti sociali differenti. Insomma, se ne privilegia l’aspetto positivo e sano.

Ma cosa succede se questo non avviene?

Se due fratelli/ sorelle sono in conflitto?

Un genitore cosa deve fare?

All’interno della famiglia, si inizia a respirare un’aria difficile. Silenzi, tensioni e rabbia. I genitori sono in difficoltà. Una parola in più spesso può innescare discussioni enormi.  E la fratellanza diventa una lotta. Essere genitori di questi figli è davvero molto complicato. Proviamo ad approfondire cosa succede:

  1. Poche parole, solo offese: quando si genera un conflitto spesso la rabbia prende il sopravvento. Così la comunicazione si blocca e rischia di diventare distruttiva. L’altro è percepito come un nemico da distruggere. Ci si pone da subito in una posizione difensiva. La relazione subisce un’interruzione e va in stand by.
  2. L’aria in casa diventa “tesa”: quando all’interno di un sistema una relazione si blocca anche tutti gli altri membri ne risentono. Si genera come un “loop” da cui non si riesce più ad uscire. Si rischia di esserne risucchiati.
  3. Ogni occasione è buona per “azzannarsi”: una volta generato “il loop della tensione”, ogni scambio di frasi può di diventare un terreno di guerra. Una battaglia senza fine, di cui si perde anche consapevolezza e controllo.
  4. In casa si formano le “coalizioni”: un altro elemento a cui fare attenzione, sono i legami all’interno del sistema familiare. Genitori che si coalizzano con uno dei due figli e/o viceversa. Queste dinamiche non fanno altro che accrescere il disagio e rafforzare il conflitto. La battaglia è dei figli. Voi genitori restatene fuori. Non c’entrate niente.

 

Quando ci sono queste criticità, i genitori devono stare molto attenti. Ricordatevi che il conflitto è tra i vostri figli.

È importante osservare quanto accade e cercare di restare lucidi. A mente fredda si riesce a gestire tutto molto meglio. È necessario cercare di facilitare la comunicazione. Farli riflettere sulla percezione che l’uno ha dell’altro. Metterli in un’ottica di comprensione, non di agguato.

Di seguito, alcuni suggerimenti per cercare di attenuare la conflittualità. Per potenziare aspetti positivi quali empatia, ascolto ed assenza di giudizio.

Consigli per l’uso:

  1. Se la situazione degenera va bloccata: se la discussione diventa troppo accesa. I toni si alzano. L’aggressività rischia di esplodere. È necessario intervenire. Il conflitto ci può stare, ma entro certi limiti. Quando percepite che la bomba sta per ESSERE SGANCIATA, dovete essere pronti.
    Per difenderli entrambi dal farsi troppo male. Ci sono dei confini che non devono essere superati. Questo messaggio dovete portarlo avanti con forza. Altrimenti, impareranno che nelle relazioni non ci sono limiti. E rischieranno di costruirne di disfunzionali.
  2. Impara a perdonare: nella psicologia moderna, il concetto di perdono, è molto inflazionato. Accogliere, accettare e lasciare andare sono “frasi importantissime”. Peccato che nella pratica non sia così facile. Tuttavia, far riflettere i propri figli sulla possibilità di perdonare è fondamentale. Perché nessuno è perfetto. Ed il perdono implica la possibilità di mettersi in discussione. E fare ciò, è una tappa necessaria per la crescita.
  3. Mettersi nei panni dell’altro: un altro esercizio, promosso dagli psicologi del lavoro, è proprio il role play. Per capire gli altri, è necessario, provare ad immaginare il loro punto di vista. Se ci pensiamo bene non è facile essere empatici quando siamo arrabbiati. La rabbia centra spesso il nostro punto di vista e ci impedisce di osservare gli altrui punti di vista! Importante è quindi aiutarli a chiedersi il perché delle reazioni dell’altro e cosa può averlo ferito. Questo accrescerà la loro capacità di riflettere sulle proprie emozioni e quelle altrui.
  4. Respirare prima di parlare: anche di questo parliamo in psicoterapia. Spesso è meglio osservare quello che accade. Fermarsi per cinque minuti. Mettere in atto un piccolo “stop”. Bloccarsi un attimo. Per capire cosa sta per avvenire. I nostri ragazzi vivono nella dinamicità. Invitiamoli a riflettere sulla necessità di rallentare. Un piccolo freezing per gestire meglio la rabbia. L’attesa è un tempo fertile ed è un buon esercizio. È un allenamento di attenzione consapevole, tipo la mindfullness.
  5. Il gioco della fiducia: questo è un elemento chiave per vivere bene. Ogni paziente che è stato da un terapeuta lo sa. Come lo sanno le persone anziane e le mamme. Avere fiducia è fondamentale per mantenere un buon equilibrio psicofisico. La fiducia collega i tre tempi: ieri, oggi e domani. Insegnate ai nostri figli a coltivarla, è un concetto chiave per la loro salute psichica. Vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, aiuta a vivere meglio. Credetemi. La profezia che si autoavvera dice questo.

 

Abbiamo analizzato le difficoltà che si possono creare all’interno della nostra famiglia, quando i nostri figli non vanno d’accordo.
E di come una conflittualità di questo tipo possa intralciare la quiete familiare. Se non addirittura rischiare di distruggerla. In questo, noi genitori siamo fondamentali.

Siamo noi che possiamo incanalare la direzione di queste inutili odissee. Noi possiamo contenere e far calmare le acque. A volte, come abbiamo visto, è necessario fare un passo indietro. Atre volte intervenire prontamente. Altre ancora, incentivare atteggiamenti propositivi verso il fratello/ la sorella.

Il nostro ruolo è davvero centrale e difficile. Ma non perdiamoci d’animo. E mi raccomando, ricordatevi di non farvi coinvolgere. Il conflitto è loro. Voi però potete arginarne le conseguenze negative. Potete fare molto. Abbiate fiducia e mettete loro dei confini. Spero che questi suggerimenti possano esservi utili. Un caro saluto.

Poi fatemi sapere.

AUTORE: Dott.ssa Chiara Lepri

 

Dott.ssa Chiara Lepri

Psicologa Psicoterapeuta specializzata nel trattamento di quadri ansiosi – depressivi in adolescenti, giovani adulti, adulti stessi e donne over 50. Coordinamento di progetti riabilitativi ed interventi psicoeducativi, rivolti a minori e giovani adulti disabili di lieve e media gravità, sia sul territorio fiorentino che emiliano.

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